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LINEE GUIDA E PROGETTI

Cominciamo dall'essenziale: L'UTOPIA

La Colombina nasce con un obiettivo preciso: costituire un "luogo" - inteso non solamente come ubicazione fisica, ma anche come volano, motore - di aggregazione tra animali e territorio.

La maledizione che accompagna questo modello di sviluppo sta nel fatto che quanto piu' l'uomo si affranca dal bisogno attraverso la produzione di merci, tanto piu' disintegra la primaria sinergia tra animali e ambiente, in assenza della quale diventa impossibile la prosecuzione della vita stessa.

Se pero' per l'uomo - che e' uno degli animali - questa forma di suicidio puo' essere una scelta - si tratta pur sempre dell'animale cui e' stato dato di mangiare la mela - per gli altri animali invece si tratta di una feroce costrizione alla morte per estinzione.

La Colombina dunque, pur non facendo alcuna distinzione tra specie animali, ha rivolto in primo luogo la propria attenzione a un animale al quale viene riservato il trattamento piu' barbaro, tanto piu' barbaro in quanto e' un animale che dimostra una passione sfrenata per l'uomo, e cioe' il cane.

L'utopia della Colombina, in questa prima fase della sua vita, e' quella di ricomporre la frattura che e' stata artificialmente creata tra il cane e il territorio, intendendo per territorio anche il "luogo" degli affetti, un territorio nel quale il cane scorazza dando il meglio di se'.

La ricerca che vede impegnata l'associazione con tutti i mezzi a disposizione e' quindi quella, in primis, di dare a ciscun randagio, cucciolo o meno che sia, una famiglia, intendendo con questo termine qualsiasi nucleo - anche formato da una sola persona - capace di dare e desideroso di ricevere affetto.

E quando il cane e' poco appetibile, malato, sciancato, brutto, rimarra' alla Colombina. Fin quando la Colombina riuscita' a sopravvivere.

Parlando di barbarie, oltre all'abbandono, avevamo in mente una condizione ben precisa: il canile. Per un animale spontaneo, solare, affettivo come il cane la reclusione in uno spazio circostritto e isolato costituisce un modo per limitare la sua possibilita' di vivere: il canile e' un luogo di lenta somministrazione di morte.

Ed ecco il PROGETTO attuale, che tange l'utopia, ma non vi si identifica.

La legge 281 del 14 agosto 1991 prevede espressamente che un cane che non abbia trovato alloggio presso una famiglia in adozione possa continuare a vivere nel suo territorio purche' un'associazione, nella persona del presidente, se ne assuma le responsabilita' civili e penali e si prenda cura di garantirgli nutrimento, riparo, cure antiparassitarie, vaccinazioni e altre cure veterinarie di cui si ravveda la necessita' e lo doti di tutte le chincaglierie identificative.

Bene. Oltre alle attivita' di proposta di adozione, questa e' l'attivita' in cui e' maggiormente impegnata l'associazione. Tutti i comuni sul cui territorio insiste l'attivita' dell'associazione sono stati interessati all'ipotesi denominata dalla legge "cane di quartiere".

Per adesso una risposta positiva e' venuta dalla ASL RMH - e non e' poco. Siamo in attesa che segua la volonta' politica.

Per chi e' interessato allo sviluppo di questo nostro progetto, in questa sezione del sito trovera' informazioni, quando ce ne saranno.

Abbiamo altre idee in mente, tipo quella di dotare l'Associazione di un impianto fotovoltaice che la renda autonoma dal punto di vista energetico. Ma non e' cosa immediata.